America’s Cup, la Commissione ferma AC45 e AC72 per una settimana intanto Bertelli parla a La Stampa
San Francisco – In seguito alla prima riunione della Commissione d’Inchiesta, avvenuta giovedì a San Francisco, è stato chiesto ai team di sospendere la navigazione sugli AC72 e sugli AC45 sino a metà della prossima settimana.
Nel corso della mattina statunitense (il tardo pomeriggio italiano) è programmato un meeting tra il Comitato Organizzatore e i rappresentanti di tutti i team.
Prevista la presenza di Patrizio Bertelli che, subito dopo la morte di Andrew “Bart” Simpson, aveva parlato chiaro pretendendo garanzie in merito alla sicurezza.
Prima di volare negli Stati Uniti per prendere parte all’incontro, il patron di Luna Rossa è stato intervistato da Fabio Pozzo di La Stampa:
FP: Presidente, va rivisto qualcosa della 34a Coppa America dopo questo terribile incidente?
PB: Va rivista sì. Lo avevamo detto agli organizzatori in tutti i modi, ma non ci hanno ascoltato. Continuare a non ascoltare ora sarebbe perseverare. Vogliamo garanzie precise.
FP: In che senso?
PB: Ci deve essere l’impegno formale a modificare diverse cose. Ci devono essere le condizioni per gareggiare.
FP: Diversamente?
PB: Non parteciperemo. Vorrà dire che butteremo via dei soldi. Pazienza, succede anche questo nella vita. Ma è questione di rispetto, di storia. Non abbiamo mica bisogno di fare la Coppa.
FP: Cosa intende per cambiamenti? Intervenire sulle barche? Si parla di dotare i catamarani di airbag in testa d’albero per frenare i cappottamenti…
PB: Ma no. Guardi, questa degli airbag è una bischerata. No, hanno voluto far diventare questo sport non più una regata tra barche a vela ma tra manufatti industriali di alta tecnologia, hanno voluto far diventare la Coppa America uno sport estremo e allora bisogna adottare tutte le condizioni e tutti gli accorgimenti propri degli sport estremi. Come la Formula 1, la MotoGp. Vanno allora riviste le condizioni del campo di regata di San Francisco: limiti di vento, maree, corrente, orari, periodi. Bisogna attrezzarlo con subacquei, unità di primo intervento, rianimatori.
FP: Si parlava, prima dell’incidente di Artemis, di un limite massimo per regatare di 33 nodi, circa 60 chilometri l’ora.
PB: Noi ad Auckland abbiamo provato la nuova barca a 20 nodi, senza problemi. Ma 33 nodi è troppo. Queste sono barche che al lasco, con 20 nodi di vento corrono sull’acqua a 35-38 nodi. Ma ha idea di che velocità sia? È come lanciarsi con una moto a 250 chilometri l’ora. La vecchia Luna Rossa, alla stessa andatura, raggiungeva al massimo i 15-18 nodi. E così anche di bolina: massimo 12 nodi le vecchie imbarcazioni, almeno 25 questi catamarani. Che poi non è tanto il problema della bolina, quanto il passare da quest’ultima andatura al lasco. Il problema c’è quando dalla bolina si poggia (si lasca la randa che è tutta esposta al vento, alla massima pressione e non si può controllare; il rischio è di cappottarsi in avanti). Insomma, è tutto moltiplicato all’estremo. E noi a questo gioco al massacro non ci stiamo. Spero che gli organizzatori e Oracle Team USA, il defender, lo capiscano.
FP: Che c’entra Oracle?
PB: Hanno programmato le regate di selezione dello sfidante, la Louis Vuitton Cup, da luglio ad agosto, in un periodo in cui nella baia di San Francisco c’è molto vento. La finale della Coppa America, invece, è a settembre, quando ci sono mediamente 15 nodi. Loro stanno lì, a guardarci massacrare, spaccare tutto e aspettano. No, noi non ci stiamo.