Coppa America nel caos: molto rumore per nulla…

by Squer.it · 8 June 2013

In casi come questi si evoca uno specialista, ma dev’essere bravo. Prendete l’ultima comunicazione ufficiale dell’America’s Cup Event Authority. Per tarpare le ali alle voci sempre più insistenti che parlavano di un ritiro definitivo di Artemis dalla competizione dopo il grave incidente al suo Ac 72 che aveva causato la morte del velista inglese Andrew Simpson, il comitato organizzatore della Coppa America ha sottolineato – è notizia di un paio di giorni fa – che non è vero, che si tratta solo di chiacchiere e che il sindacato svedese metterà in acqua il suo secondo catamarano di 72′ in tempo per partecipare alla Louis Vuitton Cup.

 

Magari non dall’inizio, il 5 luglio, ma più avanti, a fine mese, in tempo per partecipare alle semifinali. Segue un “aggiornamento del programma dell’evento” che però non aggiorna nulla, perché si, è vero che i round robin passano da 7 a 5, ma nella sostanza il programma è immutato e Artemis, stando a quanto è scritto nero su bianco, è atteso in acqua il 9 luglio per la sfida con Emirates Team New Zealand. Peccato che Artemis stesso, per bocca del suo Ceo Paul Cayard, abbia detto (e sia stato riportato dalla stessa Acea in forma ufficiale) che il team “sta lavorando contro il tempo per preparare la barca e l’equipaggio a regatare. Dobbiamo scalare una montagna, ma il nostro obiettivo è varare la barca a inizio luglio e cercare di regatare per la fine del mese”. Che non è certo il 9 luglio, a meno che la nostra scarsa conoscenza della matematica non ci faccia inconsapevolmente incorrere in errori madornali.

 

Sarà per questo, o forse per il fatto che Artemis “rischia” di saltare tutti i round robin della Vuitton Cup per approdare direttamente in semifinale contro la perdente tra i kiwi e Luna Rossa, con tutti i vantaggi che ne conseguono (o almeno, gli svantaggi per gli altri), ecco, sarà per questo, uno straordinario paradosso, che quest’ultima comunicazione ufficiale dell’America’s Cup Event Authority ha fatto imbestialire gli altri due sfidanti, tutt’altro che d’accordo con quanto dichiarato dal Regatta Director Iain Murray, frutto di una decisione presa in totale autonomia.

 

Seguiranno, preparatevi, una serie di botta e risposta nei prossini giorni tra sfidanti e organizzazione sul delicato argomento, senza però che la sostanza cambi di molto: mentre il defender continua imperterrito e solitario a farsi gli affari propri, la Louis Vuitton Cup si prospetta come una sfida a due e mezzo, quindi con due team impegnati nei round robin e un terzo che, bene che vada, entrerà in gioco direttamente nella semifinale, fresco come una rosa. Un mese e passa di regate, quindi, per una sfida tra pochi intimi, con match race – uno al giorno – che durano tre quarti d’ora e tante risorse ed energie gettate al vento.

 

Molto rumore per nulla, quindi. E qui c’entrano poco la contrapposizione tra catamarani e monoscafi, o le diverse visioni sul futuro della Coppa America. Qui si tratta solo di chiedersi, attenendosi ai fatti, nient’altro che ai fatti: ma la “vecchia brocca”, in fin dei conti, si meritava tutto questo?