Rolex Volcano Race, Nilaya e lo spirito di squadra
Capri – Il successo in uno sport di squadra è una questione complessa. Negli sport individuali, l’atleta è guidato da una vena egoistica, assumendosi l’onere totale del suo destino. La sfida si consuma tra un concorrente e l’altro. Il vincitore prende tutto. Lo sport di squadra è più sfaccettato. Il singolo atleta deve anteporre le esigenze della squadra alle proprie. Una grande squadra non è solo la somma dei suoi talenti individuali, ma il risultato del lavoro collettivo altruista e armonioso dei singoli.
In uno sport come il calcio, l’essenza dello spirito di ogni squadra si crea negli spogliatoi e sui campi d’allenamento. Il nucleo del gruppo e la sua gerarchia si modella nelle stagioni di duro lavoro. Sebbene l’ambiente sia drasticamente diverso, il segreto per creare un forte team velico d’altura è essenzialmente lo stesso. Gli equipaggi di successo imparano a lavorare insieme attraverso la pratica e la discussione, diventando un gruppo capace di vivere e lavorare in uno spazio limitato e in ambiente di grande tensione, dove predominano la forza e l’imprevedibilità degli elementi.
Alla Rolex Volcano Race 2012 partecipano molti dei Maxi yacht più impressionanti al mondo (lunghi più di 18,29 metri/60 piedi), gestiti da team internazionali con più di 15 membri d’equipaggio. L’evento è una recente aggiunta al calendario Mediterraneo e va ad affiancare altre note regate d’altura come la Giraglia Rolex Cup e la Rolex Middle Sea Race. L’elemento offshore della manifestazione si articola in due sezioni, e l’evento principale è la tappa di 300 miglia nautiche che inizia e finisce a Capri e comprende un tragitto attraverso l’arcipelago delle Eolie, patrimonio naturale tutelato dall’UNESCO.
Il 112 piedi di Filip Balcaen, Nilaya, è probabilmente lo yacht più affascinante tra i presenti. E’ la barca più grande, più pesante e più nuova con una superficie velica enorme (lo spinnaker da solo misura quasi 1.000m2). Balcaen, armatore che ama timonare il suo Supermaxi, ha affidato la tattica e la gestione dei sedici membri dell’equipaggio di Nilaya al veterano d’altura Bouwe Bekking. “Le decisioni a bordo spettano a Bouwe e tutti i membri dell’equipaggio rispettano il suo ruolo di comandante supremo – commenta Balcaen – E’ un grande allenatore con ottime capacità interpersonali”.
“L’equipaggio naviga insieme da anni ed è molto ben rodato – spiega Bekking - Include il proprietario, un gruppo di suoi amici belgi e cinque velisti professionisti (prevalentemente olandesi e tutti i veterani della Volvo Ocean Race)”. Un capitano a tempo pieno gestisce con cura immacolata questo yacht progettato per la regata e per la crociera, mentre il mandato di Bekking sul campo di regata è fornire la leadership necessaria e prendere tutte le decisioni che riguardano le prestazioni dello yacht. “Decido e passo le istruzioni a chi compete, ad esempio ai ragazzi responsabili dei cambi di vele e ai trimmer. Abbiamo una rigida gerarchia di bordo, è l’unico modo per lavorare bene. Quando regati con quasi 25 membri d’equipaggio, ognuno deve avere un ruolo ben preciso, altrimenti è caos totale. A ciascuno spetta una determinata area di responsabilità – Una competenza chiaramente definita – Il vantaggio di aver navigato insieme da lungo tempo è che se qualcosa va storto sappiamo esattamente cosa fare – aggiunge Balcaen – Un buon equipaggio non parla molto quando sta succedendo qualcosa”.
Bekking ritiene che la solidità dell’equipaggio di Nilaya e la forte amicizia di bordo giochino a suo favore. L’inizio del suo rapporto con Balcaen risale al successo del 2003 alla Swan European Regatta con Aqua Equinox, un ex-yacht di Balcaen: “L’equipaggio ha progredito da un 56 piedi a un 80 piedi, e ora a questo yacht di 112 piedi; sappiamo come comunicare. Inoltre, è un rapporto diverso da quello che spesso si trova su altre barche; ci chiamiamo a vicenda tra una regata e l’altra per parlare di un sacco di cose oltre la vela”. L’approccio dell’equipaggio nei confronti di Nilaya è stato caratterizzato da un’evoluzione graduale e da un’apparente diffidenza nei confronti della grandezza della barca: “Molte persone sono colpite dalle dimensioni, mentre l’aspetto positivo di questo team è che affronta sempre le regate come se fosse su una piccola barca e così facendo si diverte moltissimo”.
Il ritmo della progressione è stato positivo. Balcaen ammette senza problemi che alla fine degli anni novanta, quando riunì il suo primo equipaggio “nessuno, me incluso, era bravo e alcuni non avevano mai regatato – abbiamo imparato tutto dai velisti professionisti”. Nel corso degli anni, l’equipaggio è diventato un modello ideale che combina in perfetta armonia professionisti e amatori. I dilettanti sono spinti da un amore puro per lo sport e dal desiderio d’imparare, i professionisti apportano grande esperienza e guida paziente. “E’ un buon mix di professionalità e cameratismo – commenta Balcaen – siamo un gruppo molto coeso e per noi è molto importante divertirsi. Non credo che su tutte le altre barche sia così”.
Oltre a prendere le decisioni di bordo, Bekking è anche responsabile della gestione dell’equipaggio. Il suo approccio è critico nel creare e mantenere lo spirito di squadra. Un’area in cui Bekking vede una grande opportunità per motivare e ispirare il team è la gestione degli errori. “Gli errori si fanno su tutte le barche. Quando navighi solo con professionisti che sono pagati per fare il loro lavoro, se c’è uno sbaglio, l’interazione è dura. Si affronta la questione direttamente con chi ha commesso l’errore.” Sulle barche con equipaggi principalmente amatoriali, comunicare in modo efficace è un’abilità diplomatica che si acquisisce con l’esperienza: “Su alcune barche, capita di vedere professionisti che urlano a bravi velisti dilettanti che hanno commesso un errore in buona fede. Ciò non accade su questa barca. Abbiamo un grande rispetto reciproco. Se qualcuno commette un errore, ne parliamo con calma e nove volte su dieci non si ripete. Si tratta di dare a tutti ampia fiducia in se stessi”.
Il successo si ottiene con un buon lavoro di squadra e l’olandese ritiene che valga anche il contrario. Il successo promuove uno spirito di squadra ancora maggiore. Nilaya ha vinto nella sua classe alla Maxi Yacht Rolex Cup dello scorso anno e da allora ha continuato a ottenere grandi succcessi.
Per questo debutto offshore a bordo di Nilaya, emerge il vantaggio competitivo di Bekking, che promette un battesimo duro per l’equipaggio: “Di solito su una barca da regata/crociera in una regata lunga d’altura, si hanno turni con alternanza tra guardie e riposo. Percorreremo solo 300 miglia e pare che sarà tutta bolina e lasco, per cui tutti dovranno stare in falchetta e tenere duro, come se si trattasse di un mini Rolex Fastnet. Manderemo le persone sottocoperta solo quando non ci sarà niente da fare”. Un piano audace che richiederà una grande abilità da parte di Bekking nel bilanciare la sua leadership motivazionale con la gestione dell’equipaggio, che a volte sarà stanco e bagnato, avrà freddo e magari soffrirà anche il mal di mare.
L’ultima parola spetta all’armatore: “Un buon membro d’equipaggio di una barca da regata deve essere un buon velista, ad esempio deve sapere come regolare le vele e conoscere la tattica, deve avere buone qualità interpersonali e soprattutto saper lavorare in sintonia con il gruppo. Per me questo è più importante che avere velisti super intelligenti che non sanno come comunicare”. Si prevede un’appassionante competizione – la ricompensa per il team più forte saranno l’ambito Rolex Trophy e l’orologio che verranno consegnati al vincitore assoluto della regata d’altura di 300 miglia durante la tradizionale festa Rolex presso la celebre La Canzone del Mare.