Roma- Sarà, ma ogni volta che sentiamo parlare Pietro Sibello abbiamo la sensazione che qualcosa, nel nostro strano Paese, potrebbe anche cambiare. Chissà quando e chissà come, ma forse, un giorno, quel Paese senza Cittadini chiamato Italia potrebbe avere un futuro diverso dal suo tormentato presente. La vicenda di Pietro Sibello e del suo rapporto con il CONI ci pare esemplare per spiegare lo stato dell’arte italiota. Un uomo onesto, un ottimo atleta, una persona per bene insomma, a cui viene negato un risultato raggiunto sul campo e certificato da dati scientifici, semplicemente a causa dell’autodifesa di strutture che mirano prima ad autoriprodursi e solo poi al risultato per la cui ricerca formalmente esisterebbero.
Ogni volta che leggiamo Pietro Sibello ci viene da sperare in quella metà degli italiani che ancora ci crede, che segue le regole, che si comporta, come si diceva una volta, “civilmente”. Ecco perché vogliamo riportare in questa sede anche l’ultimo pensiero pubblico che Pietro Sibello, all’indomani della sua delusione olimpica, ha scelto di condividere con chi lo segue (e siamo tanti) sui suoi canali Facebook.
“In questi giorni ho pensato molto e sono giunto alla conclusione che la cosa importante è avere dato il massimo ed averci creduto fino alla fine. Comunque sia, è stata un’esperienza importante che mi porterò dietro e che ha avuto anche dei lati positivi. Ho conosciuto persone fantastiche che mi hanno aiutato e che mi hanno insegnato molto, e tante altre che mi hanno trasferito una grandissima energia, come voi.
Tutto questo mi permette di guardare avanti, ho già mille cose per la testa che vorrei fare, tutte naturalmente nel mondo della vela.
Voi che cosa mi consigliereste?” (Pietro Sibello)
Parole leggere, concetti profondi spiegati in modo semplice, diretto e soprattutto estremamente pulito. Per cui, intervenite anche voi nel dibattito e arricchite il dialogo con questo ottimo atleta che, a nostro modo di vedere, è una delle note migliori dello sport italiano di questi ultimi anni. Grazie ancora, Signor Sibello.
