Busan, Corea- Tamara Echegoyen, la timoniera spagnola campionessa olimpica, ha vinto la settimana scorsa il Mondiale ISAF di match race femminile disputato a Busan, in Corea. Lo ha fatto, insieme al suo equipaggio (Sofia Toro, Eva Gonzalez, Mariana Lobato e Lara Cacabelos), dominando il round robin con un mai visto prima 16-0 e vincendo quarti di finale e semifinale per 3 a 0. Nella finale, però, disputata contro il team della danese Camilla Ulrikkeholm, la timoniera di Vigo era andata sotto per 0 a 2 riuscendo però poi a rimontare e a vincere il titolo mondiale per 3 a 2, dopo tre match disputati con 25 nodi di vento.
“Credo che Camilla avesse più velocità di noi ed è stato molto difficile starle davanti. Dovevo pensare per me stessa che tutto fosse ancora possibile, che noi dovevamo concentrarci in ogni regata, rilassarci e cercare di navigare al meglio che potevamo. Se avevamo potuto vincere per tutta la settimana, allora sicuramente potevamo farlo di nuovo”, ha commentato Tamara Echegoyen.
La Echegoyen, passata in questo quadriennio alla classe 49er FX, ha mostrato quindi ancora una volta quella forza mentale e determinazione nel momento decisivo che già l’avevano contraddistinta nei match race olimpici di Weymouth disputati lo scorso agosto. Luca Babini, uno degli umpire italiani presenti all’evento (insieme ad Alfredo Ricci), ci ha confermato che “quella ragazza è incredibilmente preparata da un punto di vista psicologico”. Ciò conferma quanto al massimo livello sportivo, la capacità mentale sia decisiva a parità di capacità tecniche. Non è un caso che alla fine a vincere siano sempre i più preparati a farlo, anche da un punto di vista mentale.
Un argomento affascinante, sempre più indispensabile nello sport moderno. Per saperne di più ne abbiamo parlato proprio con chi, Tamara Echegoyen e il suo equipaggio, aveva preparato dal punto di vista mentale nei 18 mesi precedenti la conquista dell’oro olimpico, ovvero la psicologa sportiva di alto rendimento Delfina Vicente Santiago, anche lei galiziana, dell’Università di Vigo, e specialista del settore.
Farevelanet In sintesi, ci può riassumere che lavoro mentale è stato fatto nel periodo precedente l’Olimpiade con il team di Tamara Echegoyen?
Delfina Vicente Santiago Una preparazione psicologica, tanto di sportivo quanto di team, implica un approccio multidisciplinare, con l’allenamento di diversi aspetti, sia come esecuzione sportiva sia come abitudini di vita. Quando un atleta esegue un allenamento psicologico, la prima cosa da fare è analizzare le variabili che quella persona dispone per affrontare e potenziare quelle capacità che già possiede o sviluppare quelle doti che, per mancanza di conoscenze specifiche o per mancanza di allenamento, non sono ancora state portate alla luce. Se abbiamo a che fare con sportivi di alto rendimento, il cui percorso sportivo di almeno dieci anni li ha già portati ad avere conoscenze specifiche e un livello adeguato di raggiungimento di obiettivi, il compito è più agevole perché lo sportivo è maggiormente implicato nel miglioramento delle sue capacità sportive, incluse quelle mentali. Come avere a che fare con uno studioso di una tesi dottorale e non di un corso di laurea. Nel caso di Tamara Echegoyen e del suo team il lavoro si basò nel potenziamento di capacità e miglioramento di abilità, per poter fare una buona esecuzione sportiva tanto nello svolgimento di routine quanto nella strategia di alto livello di stress per poter affrontare decisioni sportive, che è poi ciò che porta all’ottenimento di un successo.
L’allenamento si basò appunto sullo sviluppo di tali capacità e abilità insieme alla gestione dello stress, la capacità di prendere decisioni, un miglioramento della strategia di autocontrollo. Si ordinò, di fatto, la mente delle atlete per metterle in grado di dare il meglio di se stesse in ogni situazione.
La psicologa Delfina Vicente Santiago con Tamara Echegoyen (a destra), e le prodiere Sofia Toro e Angela Pumariega con l’oro olimpico in match race conquistato a Weymouth 2012
FVN Quindi, se abbiamo capito bene, tra i vari allenamenti necessari a un velista di alto livello, tipo quello atletico, tattico, alimentare… c’è anche l’allenamento della mente?
DVS Certo, forma parte di quello che si chiama allenamento delle elite sportive, tanto a livello professionale quanto a livello di federazioni dei vari Paesi. Fanno parte di ciò che, ad alto livello, uno sportivo sa che deve allenare. Noi tutti specialisti di alto rendimento sportivo, formiamo parte di equipe multidisciplinari, in cui si studiano tutti gli elementi che servono. Prendiamo lo studio del regolamento di regata. Se, per esempio, si conosce perfettamente il regolamento e le implicazioni che esso comporta, allora vorrà dire che in un dato momento sapremo anche come reagire immediatamente a una decisione di un giudice che possa essere sfavorevole. Non si perde tempo. O, anche, sai come contrattaccare quando un rivale esegue una strategia migliore e di nuovo, non perdi tempo, vai direttamente a ciò che si deve fare. E ciò che va fatto arriva sempre a essere un’esecuzione di massimo livello dove si dà priorità all’agilità e alla capacità di prendere decisioni con un criterio di minimo rischio e massimo risultato. Se si è allenati in questo aspetto di presa di decisioni, puoi cogliere la differenza che ti dà quel secondo, quel lasso di tempo di vantaggio, perché agilmente a livello celebrale lo sai fare, sai decidere.
FVN E a livello di team? Abbiamo notato spesso che una delle caratteristiche che maggiormente differenziano i team professionali da quelli di amatori e la capacità di comunicare bene. Come si raggiunge tale risultato?
DVS Bisogna differenziare la routine di comunicazione dalla routine di presa di decisioni. Bisogna fare in modo che ogni membro di un equipaggio, se parliamo di vela, sia in grado di differenziare i propri compiti in relazione a un determinato momento sportivo. Occorre poi differenziare ancora tra equipaggi con pochi membri o con molti membri, dove a ognuno è assegnato un compito specifico. Se la routine è ben radicata, allora si saprà anche chi deve prendere una decisione urgente nel caso che la persona incaricata non la prenda. Un equipaggio vincente è quello che nel momento decisivo vede tutti i membri che sanno esattamente cosa fare e lo fanno, e questo si ottiene proprio perché è stata allenata quella routine di comunicazione anche in situazioni di stress. E se si è allenato tale aspetto tutto diventa più semplice.
FVN La capacità di prendere le giuste decisioni in pochissimi istanti, in situazioni potenziali di enorme stress, fu uno degli aspetti che ci sorprese molto della Echegoyen a Weymouth, considerando che le spagnole non venivano considerate tra le favorite della vigilia. Come lo psicologo sportivo di alto rendimento collabora a ottenere tale risultato?
DVS Senza svelare i segreti del mestiere… ovviamente ci sono dei briefing. Come in ogni lavoro, si pianificano alcuni compiti e le modalità per svolgerli. Si portano avanti e poi si analizza come lo si è fatto per farlo ancora meglio la volta dopo. Come posso migliorare ciò che ho fatto ogni volta che lo faccio, questa è la critica costruttiva che è alla base di ogni crescita sportiva e non solo. Un debriefing dove ogni membro del team osserva, analizza, valuta, valorizza e, soprattutto, migliora. A forza di ripetere e migliorare una routine, ogni sportivo raggiunge quel livello di eccellenza che è alla base dell’etile dello sport. Quando parliamo di situazioni critiche, occorre sapere come si analizza e si valuta, come si mantiene forte e centrato l’obiettivo, quando indipendentemente dalla situazione in cui sei, tu sai perfettamente ciò che devi fare. Se togliamo quel momento trascendente, e semplicemente è una volta di più di ciò che hai fatto tante volte, allora puoi progredire e migliorare, perché non è una critica negativa, non “ciò che avrei dovuto fare e non ho fatto” ma “come posso migliorare ciò che ho fatto per metterlo in pratica la prossima volta”. A partire da questo ottengo una crescita sportiva, una crescita professionale e quella stabilità che deve avere uno sportivo di alto rendimento. La prima cosa che un atleta deve saper fare è una buona critica a se stesso, basata in un lavoro professionale di alto rendimento. Se il professionista che lo assiste sa come valutare e consigliare allora sarà lo sportivo stesso a chiederne l’intervento perché gli sta di fatto insegnando a come farlo bene, a come migliorare. E lui sarà alla fine più motivato, più contento e più felice.
FVN C’è ancora un certo “timore” di ricorrere a uno psicologo sportivo? O finalmente si è capito quanto sia importante anche questo settore dell’allenamento?
DVS Diciamo che nel nostro settore siamo ormai consolidati come professionisti. Siamo il “segreto meglio protetto” dello sport di alto livello. Quando lavoriamo in alto rendimento ci capita ancora di sentire qualcuno che dice “io non ho problemi” e a volte succede che non si capisca del tutto che la psicologia dello sport esiste per ottimizzare il risultato e allenare gli atleti a migliorare le loro abilità, in modo che tutto funzioni. Così come è importante avere un corpo allenato alla prevenzione di lesioni, così è fondamentale avere una mente allenata a eseguire azioni ad alto ritmo sportivo e a elevato stress. Gli atleti di alto livello sono abituati a ripetere Olimpiadi, ma chi ci arriva per la prima volta non si è mai trovato in quella situazione. Non sto dicendo che sia obbligatorio, ma certo è meglio avere uno specialista di tutti i settori che ti saranno richiesti da un alto livello che non averlo. La psicologia dello sport al massimo livello sportivo è al giorno d’oggi imprescindibile.
FVN La vela è uno sport particolare, che può causare situazioni di stress anomale, come troppo vento o poco vento o lunghi periodi d’attesa.
DVS Certo, la climatologia è un fattore condizionante, ma ciò che i velisti devono pensare è che gli altri navigheranno nelle stesse loro condizioni. Una volta sarà l’altro a prendere un salto di vento ma la volta dopo sarai tu e ciò che il velista deve ottenere è di poter competere nel modo migliore in tutte le condizioni, lasciando perdere le autogiustificazioni o le proteste come forma di difesa del proprio orgoglio, un modo per far sì che il proprio orgoglio no sia ferito dall’errore commesso. Il campione non cerca scuse, riesce ad andare avanti in ogni situazione e da ogni situazione impara, arrivando a ottenere il meglio possibile da qualsiasi imprevisto. Ogni classe e disciplina ha poi le sue caratteristiche e ognuna deve essere preparata secondo le sue modalità, in modo che da ogni situazione si finisca sempre per migliorare, ricordando che anche i nostri avversari sono sulle stesso identico campo di regata.
FVN In effetti questo delle scuse… le vele non andavano, c’era onda, poco vento, troppo vento… è un aspetto che storicamente si sente un po’ spesso nella vela italiana. Quindi è importante allenarsi in 3 come in 25 nodi?
DVS Naturalmente, come non possiamo dare la colpa al fatto che il mio materiale sia peggiore di quello del mio compagno o che non ho il danaro sufficiente per avere l’ultimo dell’ultimo modello. Come aneddoto posso dire che la prima cosa che feci fare al team di Tamara fu quella di tuffarsi in acqua, di buttarsi dalla barca, “dato che non vi è mai capitato di cadere dalla barca ora lo fate e lo fate perché ve lo ordino, in modo che se dovesse capitarvi durante una regata lo avrete già fatto e non lasciamo nessuna variabile al caso”. In modo che non ci sia neanche la scusa perfetta del “Oh no, sono caduta in acqua…”. Alleniamo tutto e in tutte le condizioni, in modo che se si rompe una scotta, se si impiglia uno spinnaker, sappiamo come risolvere la situazione in poco tempo senza avere cadute di concentrazione. Sia ciò che sia, in ogni situazione, cosa devo fare? Ciò che tocca fare è una routine sportiva. Se sono allenato, se ho un’attivazione e un’attenzione adeguata sono in grado di controllare ogni momento della regata e posso reagire con ciò che tocca fare in ogni caso specifico.
FVN E in pratica cos’è questo “A lo que toca”, ovvero cosa si deve fare?
DVS E’ molto importante sapere che occorre allenarsi così come si regata, così come si regata come ci si allena. Le ore di allenamento devono essere sempre concentrate, un paio, ma dando il massimo, con una buona attivazione. Alla fine c’è quella che in psicologia sportiva si chiama la “capacità dei grandi momenti”, allenare l’ansia da competizione che riesce a far prendere decisioni in momenti critici di alto livello di stress, e questo è quello che ti dà la forza mentale per decidere con efficienza ed efficacia. Qualità mentale che alla fine fa la differenza negli sportivi d’elite. Chi non è attivato finisce con il perdere la prima parte dell’allenamento o quella finale. Gli obiettivi di esecuzione sono importantissimi, per apprendere come si migliora e si esegue una progressione nel rendimento, fino ad arrivare agli obiettivi di risultato, per essere davvero degli sportivi di elite e non delle stelle fugaci di un giorno.
FVN Sentiamo ripetere spesso questa parola, attivazione, cosa significa precisamente?
DVS Attivazione, insieme all’attenzione, è il giusto stato mentale psicologico per poter competere nelle migliori condizioni possibili. Una persona può essere troppo rilassata e non darsi conto a livello di attenzione dei segnali che la stanno informando del fatto che deve prendere una decisione nel secondo 22 e la prende invece nel secondo 27. La persona che la prende nel secondo 22 avrà quindi un margine di 5 secondi per trarne un vantaggio. Bene, in regata non si pensa, si fa, perché già quella situazione è stata allenata. E’ tanto automatico che non ti fermi a pensare ma agisci.
D’altra parte la persona troppo attivata è stressata. Lo stress competitivo è importante, ma occorre imparare a sentirlo in modo positivo. L’atleta iperattivato non sarà nelle condizioni di riposare. Ci sono persone che non dormono la notte prima della regata e ciò le porta a essere ipereccitati da non poter avere la necessaria lucidità. E fisicamente non saranno in grado di competere. Quali sono le condizioni di regata? 8 nodi? 15 nodi? Da quanto regati, 3 ore? La fatica fisica non ti consente di restare concentrato solo se ciò non è stato allenato bene in precedenza, altrimenti il livello di fatica sarà normale e perfettamente gestibile. Certo, dopo 5 giorni di regata sarai stanco, ma lo sarai normalmente e questo a livello psicologico lo si interpreta come un dato positivo, che sei allenato e questo insegna a leggere le situazioni e a dare sempre il meglio, visto che alla fine diventa la normalità.
FVN Il confronto è importante?
DVS Ogni sportivo avrà la sua attivazione specifica, che dipende da moltissime variabili, dal fatto se è il primo giorno o l’ultimo, dal tipo di personalità, dall’età… Non importa quale tipo di regata sia, né di quanti giorni sia, ogni volta è una situazione in più in cui devo portare avanti il mio massimo rendimento, confrontandomi con rivali che sono anche loro al mio stesso livello. Quanto più forte sia il rivale con cui regato, meglio sarà perché sarà lui a “regalarmi” il suo tipo di allenamento. Impariamo sempre dai nostri avversari. Quanto migliore sia il mio rivale, tanto più imparo perché mi misuro con chi realmente sa, non con un mediocre. Per questo sempre bisogna cercare di allenarsi con gente di livello, perché si migliorerà in modo progressivo e costante e alla fine miglioreremo noi stessi.
FVN E venendo a un livello di amatori, cosa consiglierebbe a un regatante che un sabato mattina va a fare una regata della sua classe preferita?
DVS Bisogna differenziare sport di alto rendimento da sport di ricreazione. I parametri sono completamente diversi. Consiglierei all’amatore di sentirsi pieno d’energia, sentire che ciò che vai a fare ti piace, che fai ciò che di meglio puoi fare in ogni momento e che qualsiasi cosa farai la vivrai al meglio, con soddisfazione. Stiamo parlando di sport ricreativo, la cosa importante è che ciò che fai ti renda felice e che tu possa dire che ciò che hai fatto è stato il meglio che potevi fare in quel momento. E’ importante, per esempio, che a un ragazzo che fa le prime regate si chieda “come sei stato, ti sei divertito?”, invece di “come sei arrivato?”, ovvero fissarsi su come è stato, come lo ha fatto piuttosto che sul risultato. Come lo ha fatto è la base per il suo miglioramento futuro.
FVN Non c’è l’allenatore in barca, il velista è spesso da solo. Cosa si deve ricordare dell’allenamento?
DVS L’allenatore migliore è quello che ti insegna a gestirti in regata. Esistono anche corsi per allenare gli “allenatori ad allenare”. Se il velista avrà appreso a migliorarsi sempre, con un’attitudine positiva, allora saprà anche in che momento eseguire una strambata o in che secondo togliere il tangone o ammainare una vela, proprio perché lo ha allenato. Se non ha studiato abbastanza il regolamento potrebbe sbagliarsi nel giudicare una situazione per mancanza di conoscenza adeguata e ricevere una penalità. Se avrà, invece, imparato a gestire tutti gli aspetti della regata allora sarà anche capace di sentirsi in grado di prendere decisioni e di far meglio la prossima volta. Se si arriverà a ciò, allora, saremo anche in grado di migliorarci sempre e di concentraci ogni volta su ciò che si deve fare e farlo davvero e subito. Ovvero, … A lo que toca.
Chi volesse saperne di più sull’argomento, può scrivere a Delfina.vicente@uvigo.es
